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Contessina de’ Bardi, eroina della Rai

Se martedì scorso avete visto “I Medici” saprete benissimo che la vincitrice morale della puntata è stata Contessina, acclamata a gran voce da Twitter, tanto da entrare nella top ten delle tendenze italiane. Lo stesso profilo ufficiale della fiction le ha dedicato dei tweet degni di una fangirl.

E mentre il popolo italiano si innamora di Contessina che riesce a salvare la vita di quell’ingrato ormai esule di suo marito Cosimo, Twitter – insieme a me – reclama la Cupola e messer Brunelleschi, che a questo giro, ahimè, ho trovato un po’ assente.

Io comunque, ispirata da un tweet, ho cercato di immaginare Angela sr. e Angela jr. che guardano e commentano insieme I Medici. Posso vedere con gli occhi della mente Alberto che se la ride un po’ guardando il calcio fiorentino e tifando Cosimo, e Piero che fa facepalm ogni volta che Marco Bello è in scena (abbiate pazienza, non è mica esistito, quello è il commissario Manara sempre e comunque). 

Tornando a noi, Albizzi sta diventando sempre più una spina nel fianco, snervante come un Lannister e pesante come la carne di cinghiale a cena. (E non si cura col Brioschi)

Okay, Rinaldo, sei incazzato per la storia di vent’anni fa ma, hey!, sono passati vent’anni. #realitycheck

In ogni caso, la parte più brutta di questa avventura nel romanzo mediceo è che durerà solo altre due settimane e – per l’amor del cielo – spero che decidano di fare un seguito su Lorenzo il Magnifico e che lo inizino subito e potrei davvero mettermi a piangere di gioia.

Comunque sia, prima che ciò accada la Cupola deve essere completata. Terró le dita incrociate per martedì prossimo, altrimenti poi Filippo chi lo sente?

Pubblicato in: I peggiori video della storia della musica

Take That – It Only Takes A Minute

Se siete cresciuti negli anni ’90, sapete benissimo di chi sto per parlare.

Gary Barlow, Mark  Owen, Robbie Williams, Jason Orange e Howard Donald sono stati il sogno erotico delle adolescenti di vent’anni fa (brrr VENTI), nonché l’equivalente poraccio dei One Direction. E dico “poraccio” perché sembrava che i vestiti li raccattassero rovistando nei cassonetti dei quartieri bassi di Manchester. 

Ma via, per una bella fetta della mia vita ho voluto loro bene, ma a differenza delle fanatiche thatters (possono essere molto pericolose se provocate) ho sempre avuto la sensazione che la loro dance anni ’90, a parte qualche brano più simpatico, fosse la tristezza. Ma quel che rende più tristi le tracce dei primi album dei Take That sono i videoclip che le accompagnano. 

Ho intenzione di enumerare e descrivere – fin quando le risate e l’orrore me lo concederanno – tutti quelli che a mio parere sono i video più brutti della storia della musica e non potevo iniziare che da loro, da It Only Takes A Minute.

Momento didattico: la canzone è una delle tante cover che i Take That fecero all’inizio della loro carriera. La paternità del brano appartiene ai Tavares, che l’avevano lanciata quasi vent’anni prima, nel 1975.

Ma lasciamo perdere il sound e il testo a mio parere scarno (non è colpa dei Take That qua) e concentriamoci sul video.

La clip è innanzitutto caratterizzata da questo fondo seppia da cui, tuttavia, si può ancora inorridire per i capelli platinati del Barlow (sshhh, era il 1992).

I protagonisti sono la band e una non identificata ragazza nemmeno così notevole (eh, ma il budget basso…). L’azione si  svolge in una palestra. O, meglio, in un ring su cui Howard e Jason naturalmente ballano. In alcuni frangenti Mark si unisce a loro, in altri Robbie.

La costante, tuttavia, è che Gary Barlow se ne sta lì fermo accanto allo stereo con i suoi capelli laccati, protagonista di una lunga serie di primi piani.

La domanda che mi sorge spontanea  è: che tipo di traumi infantili ha avuto l’ideatore del video? Perché, va bene, sappiamo che 9 video su 10 non ha nessun legame con il testo della canzone (e quello restante non è stato girato perché il cantante di turno ha fatto i capricci), ma perché farli ballare sul ring?

Sono sicura che questo mio dubbio resterà insoluto. Vi lascio comunque con il link della clip originale, e che vi delizi! 

Take That – It Only Takes A Minute

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Friends vs HIMYM: il revival

So cosa penserete: “un’altra?!”. Ebbene sì, un’altra. Perché le parafrasi e analisi testuali della secolare comparazione (o addirittura rivalità) tra How I Met Your Mother e Friends non hanno pari nella storia delle sitcom (anche se ho spesso provato a fare delle analisi incrociate tra Dharma & Greg e Will & Grace, ma vabbè).
In realtà, facendo un giro su YouTube, ho potuto constatare sulla mia pelle che per i fan dell’una e dell’altra serie la guerra è tutt’altro che finita e ho letto scazzottate verbali a dir poco epiche tra sostenitori del metodo di corteggiamento di Barney e quello di Joey.

Personalmente, credo di poter dire con una certa sicurezza che Friends è e sarà sempre la sitcom vincitrice. Non fraintendetemi, come tutti, anche io sono affezionata a Ted&Co., ma il vuoto che lascia Friends una volta finito è incolmabile. Anche al quinto rewatch. Non so nemmeno da cosa dipenda. Oserei dire che è perché tutti ci rispecchiamo in almeno un “Friend”. O forse perché tutti loro sono partiti dal basso (insomma, vogliamo parlare delle imbarazzanti tette finte di Monica o di tutti i caffè serviti da Rachel?) e dopo nove stagioni tutti loro, chi più e chi meno, aveva realizzato i propri obiettivi. O forse ancor di più, l’idea del gruppo che ci faccia da spalla quando siamo ormai troppo grandi per dipendere ancora dalla famiglia ci piace un po’ (per quanto poi la realtà sia estremamente e tristemente diversa). 

Certo è che io Friends l’ho sempre trovato verosimile. Naturalmente non sono mai mancati i momenti assurdi o incredibilmente imbarazzanti in cui solo uno scemo patentato potrebbe ritrovarcisi (pensate a Joey che riesce a impressionare un famoso attore/regista solo quando prova la scena mentre gli scappa la pipì), ma le figures de merde le abbiamo fatte – e le faremo sempre – tutti, anche di quelle più assurde. Vince Friends anche per il suo carattere corale. Non c’è un protagonista assoluto, anzi sono tutti co-protagonisti e io, da spettatrice, mi sono sempre trovata a mio agio con tutti, da Rachel a Joey, senza mai sentirmi distante da un personaggio. HIMYM, si sa, ruota principalmente intorno a Ted e quelle dei suoi amici sono per lo più side stories. E a dirla tutta, nelle scene senza Ted mi sentivo come quando alle feste di compleanno delle elementari restavo sola con gli amichetti sconosciuti della compagna di classe festeggiata (sì, ero terribilmente timida). 

Ma i parallelismi tra le due serie mi vengono in particolare dalle analogie tra i loro protagonisti, potrei anche dire che i personaggi di HIMYM sono i surrogati di uno o più personaggi di Friends.

Ted, ad esempio, ha molte delle caratteristiche di Ross. Bravo ragazzo, professore, vuole mettere su famiglia già dalla prima stagione, ci riesce dopo un gran numero di tentativi – alcuni dei quali resteranno nella storia di un bravo fan di HIMYM, pensate a Victoria la pasticcera – ma, come Ross ha la sua Rachel, Ted ha la sua Robin (sì, ma il finale è un tasto dannatamente dolente).

E a proposito, non avete notato come Robin e Rachel rappresentino entrambe la classica donna in carriera che è interessata principalmente alla scalata verso il successo? Ovvio che sì.

Barney deve sicuramente molto a Joey (anche se mi ha fatto spesso pensare al Todd di Scrubs), non solo nel rapporto con le donne, ma anche nella straordinaria capacità di creare motti leggen – non vi muovete – dari, come lo storico “How you doin’?” di Joey (per l’amor del cielo, se non lo avete già fatto correte ad ascoltarlo in lingua originale ché le traduzioni hanno tolto parecchio alle battute originali). E in più, è lui a celebrare il matrimonio dei suoi amici, come aveva già fatto il Tribbiani. Ma come per Chandler, nessuno ha mai capito che lavoro facesse.

Lily potrebbe essere una via di mezzo tra Monica e Phoebe. È l’adorabile e a volte eccentrica moglie, un caposaldo del gruppo. Eppure è uno di quei personaggi con cui mi sono sentita spesso a disagio. 

Marshall, invece, non mi sembra spiccare se non in coppia con Ted o Barney. Sembra una fusione tra Chandler (senza il sarcasmo tagliente) e Ross (senza lo stesso senso di affidabilità), adorabile ma poco consistente se paragonato ai “padri”. 

Last but not least, i locali cult. Che sia il divano del Central Perk o il tavolo del McLaren’s, se questi undici esseri umani fossero reali, sapremmo benissimo dove trovarli. Personalmente non saprei scegliere tra l’uno e l’altro luogo. E poi tutte le sitcom americane hanno un locale di riferimento, forse a partire da Tre Cuori in Affitto o anche prima, farò accurate ricerche.

La cosa bella di Friends, in ogni caso, è che è stata una delle poche serie televisive a non decadere col tempo, è riuscita a superare la prova della quinta stagione, termine oltre il quale – indicativamente – ogni show comincia a sembrare forzato e ad andare avanti quasi per fan service. Termina con loro sei insieme, così come era iniziata, senza rotture o tensioni. (Insomma, la tensione tra Robin e Barney si poteva sentire nonostante il desiderio di farli apparire ancora dei buoni amici)

HIMYM termina con Ted e Robin, in un modo che forse in fondo ci aspettavamo già dall’inizio ma che non ha reso giustizia al climax che gli autori avevano costruito e accresciuto stagione dopo stagione. Tuttavia ho molto apprezzato l’andamento ciclico della sitcom, questa sorta di cerchio che si chiude nello stesso punto in cui è iniziato, nello stesso identico modo (che è la stessa cosa che tutti criticano, lo so).

Friends termina con quell’appartamento vuoto, sei chiavi, e gli anni Novanta che scivolano via definitivamente (e chi è cresciuto in quella decade sa quanto sia brutto lasciarla scivolare via con tutti i suoi baluardi anche 16 anni dopo) e il Central Perk aperto per l’ultimo caffè.

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Hiatus Mediceo

Oggi ho acceso il telefono e ho trovato una notifica che mi informava di un importante anniversario. Un anno con WordPress! Al che ho fatto mente locale e io non scrivo su WordPress da un anno.

Non che ci sia molto da dire, in realtà. Certo, Robbie Williams che punzecchia Liam Gallagher potrebbe farmi parlare per ore e ore e in effetti le vostre eventuali opinioni potrebbero accendere un interessante dibattito, quindi dite la vostra che stiate da una parte o dall’altra. 

O forse la verità è che ho velleità molto Mofftiss e ho voluto fare una pausa lunga quanto quella che c’è tra una stagione di Sherlock e l’altra. Immagino che di Sherlock parleró a tempo debito, ancora i tempi non sono maturi.

Ma via, voglio per una volta affrontare un argomento popolare, qualcosa che coinvolga tutti dal profondo del nostro animo: i Medici.

L’ho guardata con tale trasporto che le mie unghie sono sparite. Erano settimane che la pubblicità teneva tutti col fiato sospeso. Medici masters of Florence, Rai master of marketing. Non so quand’è stata l’ultima volta che si è puntato così tanto sulla pubblicizzazione di una fiction molto prima che andasse in onda. Ma andiamo per ordine.

Gli attori

Personalmente, sono rimasta parecchio soddisfatta. Non lo dico solo perché Robb Stark è stato dignitosamente davanti a Walder Frey o perché Preziosi ha fatto un Brunelleschi abbastanza burbero, mi sono sinceramente sembrati tutti perfetti per i loro ruoli. Miriam Leone è veramente veramente incantevole, tuttavia mi sembrava troppo preraffaelita per la storia, ma non posso condannare una povera donna per i suoi fluenti ricci rossi.
E ovviamente, la star incontrastata è Giovanni de’ Medici. Voglio dire, Dustin Hoffman

L’ambientazione

I costumi erano meravigliosi, gli ambienti storicamente accurati. Naturalmente, non mi aspetto che la storia non venga contaminata da parti narrative, ma fin’ora nessuno storico si è ribellato, quindi possiamo stare tranquilli.

The once and future Cupola

Penso che, dei sette milioni e mezzo di telespettatori, sei milioni almeno abbiano avuto un piccolo salto al cuore a vedere nascere la cupola autoportante del Brunelleschi. Voglio dire, esseri umani di tutto il mondo, dove pensavate di trovare un simile fenomeno di architettura?

Momento Assassin’s Creed

Non so se avete avuto reminiscenze di AC III nella scena in cui Cosimo de’ Medici se ne stava appollaiato sul bordo della futura Cupola. Beh, io sì ed è stata una bella emozione. Sono sicura che ci fosse un carro pieno di paglia giù, perché non fare il salto della fede, eh?!

In conclusione, sono sicura che farà la sua gran bella figura questa serie. E quanti di voi sono series addicted avranno come me un buon motivo per accettare la fine del weekend.